Qualche giorno fa stavo leggendo un articolo (questo articolo) che racconta di come un gruppo di medici abbia partecipato ad alcuni workshop formativi interrogandosi su come prevenire una certa malattia anticipandone il più possibile la diagnosi precoce dei sintomi.

Non sono un appassionato di medicina ma l’articolo mi interessava perché i workshop in questione riguardano il metodo LEGO ® SERIOUS PLAY ® (LSP da qui in poi).

Vediamo di capire di cosa stiamo parlando. Ecco una mia personale sintesi di LSP:

Il metodo LSP consente ad un gruppo di persone di trovarsi intorno ad un tavolo per giocare seriamente, SERIOUS PLAY ®, con i mattoncini LEGO ® allo scopo di trattare un determinato argomento di interesse.

Queste persone, aiutate da un attore fuori campo che è il facilitatore, iniziano a costruire un modello individuale usando le costruzioni e provando a rispondere alla prima sfida, una domanda, che viene posta dal facilitatore: tipicamente una domanda aperta alla quale ciascuno può rispondere in base al suo livello di esperienza e conoscenza del tema. Successivamente descrivono con l’uso delle metafore quello che il modello 3D rappresenta e perché lo hanno costruito in un certo modo. Così facendo si stimola il confronto diretto e l’ascolto reciproco e tipicamente il gruppo di lavoro converge verso uno scenario comune rappresentato da un modello condiviso.

Questa metodologia parte da due assunzioni di base:

  • le persone sono essenziali per il successo di un’azienda e in esse c’è tutto il potenziale per poter fare bene;
  • la strategia va vissuta concretamente e non può solo esistere all’interno di un documento che la descrive.

Cosa succede normalmente quando in azienda mettiamo insieme delle persone per discutere di strategia?

La risposta è che sul lungo termine possono succedere molte cose diverse, però il punto di partenza è sempre una riunione e spesso si tratta di una riunione 80/20.

I più attenti ci sono già arrivati, stiamo parlando della legge di Pareto che applicata alle riunioni significa 80% del tempo occupato dal 20% dei partecipanti.

E gli altri? Perché li abbiamo coinvolti?

Se una riunione ha un motivo di esistere, l’aspettativa è che tutte le persone coinvolte debbano avere un qualche impatto su di essa e sopra tutto abbiano qualcosa da dire sull’argomento specifico. Quello che però normalmente succede è che “gli altri” leggono le mail al telefono, fanno disegni sui fogli di carta, lavorano al portatile mentre quel 20% di persone va avanti per la propria strada. In una riunione 80/20 le persone dominanti o più esperte sull’argomento tendono a condizionare pesantemente la discussione e ci si ritrova come sempre non tanto a discutere di nuove idee ma semplicemente a criticare o difendere gli argomenti al tavolo.

Una sessione LSP serve a rompere questa dinamica facendo in modo che tutti siano coinvolti e interessati. Questo risulta evidente perché i partecipanti convergono verso il tavolo per interagire con i famosi mattoncini colorati piuttosto che ascoltare passivamente lunghi monologhi corredati da tremende slide, (qui un mio precedente articolo sul tema: perché bastano 15 slide per una presentazione efficace)

Si interagisce ovvero si gioca con il LEGO ® ma attenzione, il metodo si chiama SERIOUS PLAY ®, ci sono delle basi concrete che giustificano l’uso dei mattoncini e non bisogna quindi essere superficiali pensando che si tratti solo di un modo simpatico per organizzare una riunione in modo differente, qui il gioco si fa serio e trae le sue basi dalla teoria del costruzionismo.

Costruendo oggetti materiali attiviamo dei processi che ci permettono di assemblare teorie e schemi mentali e questa nuova conoscenza o consapevolezza ci permette di costruire cose ulteriormente complesse nella realtà apportando quindi ulteriore conoscenza.

 

Stiamo dicendo che l’utilizzo delle mani per costruire un modello tridimensionale ci permette di recuperare informazioni che non pensavamo di avere, cito testualmente il libro di riferimento per LSP di cui consiglio la lettura per ulteriori approfondimenti:

“Non sappiamo di conoscere la maggior parte di ciò che invece conosciamo, siamo cioè ben poco consapevoli del nostro patrimonio di conoscenza. In parte ciò è dovuto alla complessità del nostro cervello……una parte della nostra conoscenza è immagazzinata in profondità, mentre il resto è collocato in diversi luoghi della corteccia, e persino nell’ippocampo. In altre parole, non tutto è facilmente accessibile.”

Torniamo quindi ai partecipanti della nostra riunione.

Queste persone hanno accesso a moltissimi dati e in molti casi possiedono anche una profonda conoscenza della propria materia. Ciò talvolta pone il problema di come sbloccare tutto questo patrimonio di conoscenza.

Tutti noi ragioniamo per schemi mentali o pattern che sono il più possibile prossimi a ciò che conosciamo. Se siamo esperti di un argomento in molti casi ci sentiamo anche sicuri di quali aspetti considerare e ci limitiamo a osservare quelli. Troveremo così aspetti che confermano le nostre convinzioni e ignoreremo inconsciamente tutto il resto. In questo modo non sapremo cogliere l’insolito, sprecando potenzialmente delle valide opportunità. (qui un mio precedente articolo sul tema: le riunioni di lavoro e il pensiero creativo)

Una sessione LSP ha quindi lo scopo di:

  • creare partecipazione attiva tra gli invitati,
  • far emergere nuove idee,
  • rompere la routine di pensiero.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario come dicevamo l’intervento di un attore fuori campo che è il facilitatore, una persona che aiuta i partecipanti a trovare la soluzione all’interno del loro sistema di conoscenze e di relazioni.

Pensate nuovamente alla nostra riunione.

Abbiamo coinvolto delle persone? Lo abbiamo fatto perché pensiamo che fossero tutte utili li e in quel momento per affrontare quello specifico tema? Ottimo.

LSP ci dice che queste persone rappresentano di per sé un sistema chiuso in grado di discutere al meglio sulla questione specifica ed eventualmente risolvere i problemi che dovessero emergere. I problemi emergono nel sistema ed è sempre nel sistema che si potrà reperire la risposta.

Il gruppo di medici dal quale siamo partiti rappresenta il nostro sistema chiuso in grado di discutere in maniera completa sull’argomento e trovare nuove strade per migliorare la loro attività (ricordate? la diagnosi precoce della malattia partendo dai primi sintomi spesso trascurati perché non facilmente individuabili).

 

Se vi ho incuriosito con LSP, suggerisco oltre al libro già segnalato, la lettura di quest’ottimo articolo di Daniele Radici, un facilitatore certificato, che fornisce una panoramica abbastanza generica ed esaustiva su come è strutturato il metodo LSP.

Ci tengo infine a precisare che i facilitatori LSP sono persone che seguono uno specifico processo di certificazione per cui non pensiamo da domani di portare le costruzioni in ufficio e improvvisarci facilitatori. Confessate, ci avevate pensato 🙂

 

Buon lavoro a tutti