Ultimamente parlando con un amica in cerca di nuove opportunità le sento pronunciare una frase del tipo “adesso appena ho un attimo devo compilare per bene il mio cv con le ultime cose che ho fatto”.

Dopo questa frase, già sentita altre volte, ho deciso di scrivere questo articolo.

Personalmente credo che l’approccio “spolvero il CV e lo compilo all’occorrenza” non possa funzionare e credo che il motivo per cui oggi si legge sempre più spesso di quanto i CV siano inutili dipende molto dall’educazione che abbiamo e che abbiamo ricevuto rispetto a questo tema. In effetti a pensarci bene, che educazione abbiamo ricevuto? Qualcuno ci ha mai spiegato perché preparare un CV? Cosa scriverci dentro?

Io non ho la soluzione al problema ma sono convinto che il CV è una parte di noi, ci rappresenta ed è molto difficile farne uno che ci piaccia veramente (che poi è la vera sfida).

Sono ormai anni che non smetto mai di aggiornare e modificare il mio CV. Perché?

  • Perché scrivere le cose che faccio mentre le faccio mi permette di capire se voglio realmente citare quella esperienza e renderla “importante” per chi potenzialmente si interessa a me. Se lo facessi due anni dopo aver seguito un particolare progetto sicuramente farei più fatica a ricordare i dettagli e rischierei di inserire quella particolare esperienza a puro titolo accademico contribuendo a generare l’elenco di cose inutili che si trovano tipicamente in un CV.
  • Perché la vita è un continuo cambiamento e noi stessi cambiamo da diversi punti di vista quindi trovo importante trasferire rapidamente questi cambiamenti anche all’interno del CV. Attenti che non è semplice, come in tutte le cose servono volontà e costanza. Se partiamo già dal presupposto che “tanto il CV non serve a nulla” allora direi che potete smettere di leggere qui, è inutile.
  • Perché un CV pensato due anni prima può non essere così efficace oggi ed è quindi importante modificarlo per adattarlo ai tempi e alle nuove situazioni. Un pò come il vestito del matrimonio che era sicuramente bello dieci anni fa ma se indossato oggi magari si vede che è un modello non troppo alla moda.

Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una copia del mio primo CV. Era un elenco quasi infinito di software, piattaforme e linguaggi di programmazione che (forse) ero in grado di utilizzare e poi c’era l’unica esperienza lavorativa part-time da universitario che avevo svolto e che mi rendeva tanto orgoglioso. Malgrado il font 14 e l’interlinea doppio non avevo molto da scrivere e arrivavo appena a due pagine. All’epoca questo mi sembrava un grosso problema. Avevo usato un template predefinito di word che mi sembrava fighissimo.

Per il mio secondo CV, scritto ancora in word, avevo deciso di non seguire più un template standard ma mi ero inventato il mio template organizzando ruoli e progetti, e definendo precise linee guida per l’uso del blu come colore dominante da usare per evidenziare le cose più interessanti.

Terzo giro, il CV europeo. Purtroppo ci passiamo tutti e spesso se ti candidi per la pubblica amministrazione ti obbligano a inviare questo format. E’ un template terribile, lungo e poco chiaro da leggere. Appiattisce completamente le competenze e non fa emergere le unicità. Ti senti un pò come quei vitelli che si vedono in cascina con il cartellino giallo pinzato all’orecchio… lasciamo perdere.

Al quarto CV sono tornato al mio template e l’ho rivisto per inserire le mie passioni e ridurre l’inutile lista delle cose che conoscevo. Ho riorganizzato meglio i progetti aggregando quelli simili ed eliminando quelli che ritenevo inutili.

Per il quinto CV, nuovo template personale, più sintetico e diviso in sezioni ben distinte. Pensavo di migliorare la leggibilità ma tutto sommato non mi ha mai dato grosse soddisfazioni, era troppo schematico e con poco carattere… sentivo che non mi rappresentava.

Sesta versione del CV, quella attualmente in corso. Sono solo tre slide in power point con molti colori e poche informazioni: alcuni progetti in evidenza, i principali ruoli ricoperti e qualche skill che reputo caratterizzare il mio profilo. La prima slide introduttiva descrive in poche righe chi sono.

Ovviamente il CV da solo non è garanzia del risultato ma è sicuramente uno degli strumenti che dovremmo avere sempre caldo e pronto per ogni evenienza.
Se poi sia meglio giocare a calcetto, fare un’aperitivo di lavoro o pubblicare video ogni giorno sui social per avere maggiori probabilità di successo, possiamo parlarne; trovo che siano anche questi strumenti a nostra disposizione che non si escludono a vicenda.

Segnalo in chiusura la possibilità di utilizzare strumenti come ad esempio il personal branding canvas per fare auto-analisi e capire meglio chi siamo veramente e su quali competenze puntare.

Provate a tenere costantemente aggiornato il vostro CV, scoprirete molte cose di voi stessi che magari ignorate e vi ritroverete a mettere in discussione alcune “certezze” che avete sempre dato per scontate.

Buon lavoro a tutti.