Recentemente ho letto un articolo sulle flipped classroom. Il termine si traduce con “classe capovolta” e rappresenta un metodo alternativo per fare didattica a scuola stravolgendo il paradigma del professore che insegna e spiega la lezione.

In estrema sintesi vengono fuori 10 principi o linee guida che governano la classe capovolta:

  1. Non si spiega
  2. Non si ri-spiega
  3. Non si assegnano compiti
  4. Non si controllano i compiti
  5. Non si rimprovera chi non studia a casa
  6. Non si sta alla cattedra
  7. Non si interroga
  8. Non si sequestrano i cellulari
  9. Non si vigila durante le verifiche
  10. Non si correggono i compiti

Se siete curiosi, vi rimando all’ottimo articolo per i dettagli (Leggi l’articolo) e adesso provo a spiegarvi perché queste linee guida potrebbero essere alla base di un team che funziona davvero.

Non si spiega e non si rispiega

Forse la vostra azienda ha già adottato uno di quei sistemi di e-learning dove avete la possibilità di ascoltare quando e dove volete delle “pillole formative” mirate sul business o altri argomenti di interesse. Se siete utenti abitudinari di un sistema del genere, mi confermerete che nella maggior parte dei casi la sua adozione crea lamentele e malcontento: “le lezioni sono banali”, “non ho tempo per mettermi li ad ascoltare/guardare il video”, “meglio una giornata formativa” e così via…
Se è vero come è vero che il tempo va gestito e ottimizzato, trovo invece che questi sistemi ci permettono di avere le migliori basi su un determinato argomento per metterci poi in condizione di fare domande specifiche e puntuali sui dettagli non chiari. Da questo punto di vista non si spiega e non si rispiega, ciascuno di noi deve prendere in mano la sua formazione propria e mettersi sempre in condizione di partecipare ad una riunione/incontro avendo cognizione di causa sugli argomenti. Inoltre avendo la possibilità di ascoltare la stessa pillola formativa più volte posso sicuramente colmare meglio i dubbi leciti che possono nascere ad un primo ascolto.

Non si assegnano compiti, non si controllano i compiti e non si correggono i compiti

La figura del manager onnipresente che vuole controllare tutto non funziona più, lo sappiamo bene. Occorre dare fiducia, delegare e mettere le persone in condizione di sentirsi a proprio agio nell’accettare nuove sfide e incarichi. Se riusciamo a creare il giusto livello di motivazione e interesse le persone si troveranno in quello stato di grazia che prende il nome di flusso. Il flow, come descritto dall’impronunciabile psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi, rappresenta il giusto uso delle capacità in funzione della complessità da gestire al fine di non ricadere nella noia o peggio nello stress.

Avete mai sperimentato il flusso? E’ fantastico: il tempo non conta, la stanchezza non si sente, la mente è concentrata sull’obiettivo, tutto sembra raggiungibile e realizzabile.

Non si rimprovera chi non studia a casa

Se abituiamo il nostro team a lavorare formandosi dal basso e dedichiamo del tempo di qualità per delle sessioni individuali o di gruppo dove andiamo a chiarire i dubbi, viene da se che in poco tempo chi non sta al gioco viene sempre più tagliato fuori dalle dinamiche che si creano e sarà quindi incentivato a restare al passo con tutti gli altri.

Non si sta alla cattedra e non si interroga

Qui stiamo semplicemente parlando di dare l’esempio entrando in gioco in prima persona e non restando altamente teorici e direttivi: imparare facendo ma anche insegnare facendo vedere come fare. Il senso del “non stare alla cattedra” nel contesto della classe capovolta significa anche trovare la giusta configurazione in aula per portare avanti quel particolare compito o laboratorio: sedie in cerchio, banchi divisi in gruppi e altro ancora. Mi chiedo se questa forma di pensiero laterale non possa essere un buono spunto per ribaltare il normale modo di approcciare un cliente o un gruppo di lavoro trasformando così il solito incontro in qualcosa che resta in mente e possa lasciare il segno.

Non si vigila durante le verifiche e non si sequestrano i cellulari

In una scolaresca più o meno ampia il tema oggi attuale è quello del cellulare che l’alunno utilizza, durante la lezione, perché si annoia oppure ha altro da fare (a suo modo di vedere). Se ci pensate è anche quello che succede durante la maggior parte delle riunioni alle quali veniamo coinvolti ogni giorno. La soluzione per alunni e lavoratori adulti è la stessa: creare interesse e fare in modo che nessun cellulare possa distogliere la mia attenzione da quel preciso momento.

Terminate le linee guida per la classe capovolta, vi lascio allora con una domanda:

Credete che sia possibile applicare, tutte o in parte, le regole pensate per una classe di bambini/ragazzi anche in un contesto lavorativo?

Per come la vedo io questa è innovazione ed è la migliore innovazione che si possa fare: è l’innovazione fatta sulle persone e sul processo che le tiene ancorate e interessate alla nostra azienda e le stimola ogni giorno a fare meglio e di più.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

Alla prossima e buon lavoro a tutti.