C’è un passaggio che adoro del film di Tornatore, quello in cui Novecento e il suo amico Max parlano riguardo alla possibilità di scendere dalla nave e perché. In estrema sintesi, il messaggio finale è più o meno il seguente:

…voi sulla terra ferma non siete mai contenti e inseguite sempre quello che non avete: il posto in cui non siete, l’inverno quando è estate e l’estate quando è inverno… il tutto potendo scegliere tra le infinite possibilità che il mondo offre… ma questa è una musica difficile da suonare perché ha infiniti tasti… la tastiera di un pianoforte ha invece un numero finito di tasti e con quelli puoi comporre e suonare infinite melodie perché tu sei infinito

Nel mio lavoro mi trovo spesso a discutere di progetti evoluti, innovazione digitale e revisione di processi e quello che risulta essere una costante è sempre il tema dell’estrema personalizzazione. Pensateci. Anche voi nel vostro piccolo o grande che sia, riuscite a farvi bastare qualcosa, una soluzione, un servizio, o cadete sempre e comunque nel tranello dell’estrema personalizzazione?

L’estrema personalizzazione rappresenta secondo me le infinite combinazioni che spesso non portano a nulla. Compreresti una lavatrice buona anche per scongelare gli alimenti? No, è infatti non chiedi nemmeno al rivenditore di personalizzarla affinché questo sia possibile. Esiste un numero finito di modelli di lavatrice e ragionevolmente ci facciamo bastare quelli.

Perché questo non è possibile quando parliamo di tecnologia? Perché non possiamo utilizzare un numero finito di tasti per creare infinite melodie invece che cercare sempre nuovi tasti? Sto parlando di farci bastare quello che abbiamo e badate bene che non è da sfigati: sfruttare al meglio gli strumenti già a disposizione per produrre la migliore soluzione possibile che risolva la nostra esigenza è la vera sfida, quella più difficile. Illudersi che l’ultima versione di un software o la nuova applicazione del momento possano colmare delle mancanze strutturali legate al funzionamento stesso di un processo è un errore abbastanza comune e che ho visto nel tempo in diverse salse: compri il software, non ti preoccupi di capire cosa non funziona sul tuo processo ma piuttosto inizi a customizzare la piattaforma per piegarla alla tua volontà. Con questo ovviamente non sto dicendo che i progetti custom in generale non servono, altrimenti farei un altro lavoro; dico solo che è opportuno concentrarsi su cosa è veramente utile personalizzare e come.

L’open source ha molto da insegnare in questo senso: non si inventa ogni volta tutto da capo ma si sfruttano al meglio i framework ed i servizi esistenti per creare ogni volta un servizio/prodotto migliore.

Il modello dei servizi API, al quale Amazon e Google fra tutti ci hanno ormai abituati, col suo paradigma dei servizi atomici facilmente accessibili permette di creare velocemente soluzioni differenti partendo da elementi base predefiniti.

Perché quindi personalizzare tutto sempre e comunque? Concentriamoci maggiormente sul pezzo da suonare e non sui tasti da aggiungere:

  • analizziamo in maniera approfondita un processo che riteniamo lento, macchinoso o carente di qualcosa,
  • indaghiamo per bene fino a scoprire quali sono gli aspetti migliorabili,
  • verifichiamo se e come poter intervenire,
  • creiamo una buona vista di insieme e solo allora decidiamo cosa personalizzare, cambiare o rinnovare.
  • chiediamoci il perché. Non è un passaggio banale: se un certo servizio/prodotto non funziona come vorremmo, non significa necessariamente che è il prodotto ad essere carente, il più delle volte siamo noi ad essere macchinosi e insistiamo nel voler restare tali puntando alla personalizzazione.

Pensate ad un progetto fallimentare in cui vi siete trovati coinvolti… non dite “io mai” perché tutti abbiamo vissuto progetti di questo tipo. Pensateci. Era proprio inevitabile che andasse in quel modo? Forse puntando a fare di più con meno avremmo ottenuto un risultato diverso? Magari tenendo l’unico pulsante che copriva il 90% del processo avremmo risparmiato quei tre anni uomo per aggiungere gli altri otto pulsanti che nessuno ha mai poi capito come usare veramente?

Meno tasti e più melodia.

Buon lavoro a tutti