Recentemente ho avuto la fortuna di seguire dal vivo uno speech di Luigi Mazzola grazie alla convention commerciale organizzata ogni anno dalla mia azienda.

Probabilmente molti di voi, esattamente come me qualche giorno fa, si staranno chiedendo “e chi sarebbe?”.

Lui è uno che dal 1988 in poi ha lavorato in Ferrari ricoprendo ruoli particolarmente sfidanti, ma il tema non è questo, cioè non cosa faceva ma piuttosto cosa fa ora e come riesce adesso ad entusiasmarti parlando del mondo della Formula 1. Lui ti racconta aneddoti vissuti in prima persona, e ne ha veramente tanti, ma col tempo è riuscito ad analizzarli, assimilarli e renderli leggibili in una chiave ovvia ma al tempo stesso illuminante: l’intelligenza emotiva.

Se hai letto qualcosa di Goleman sai di cosa stiamo parlando, ma ci sono tante altre letture anche meno impegnative che ti trasportano in questo mondo. Il fatto è che oggi, sempre di più è importante saper sfruttare e utilizzare le emozioni per fare in modo che queste vengano in aiuto nella vita di tutti i giorni, a lavoro, a casa, con gli amici.
Parole come empatia, ascolto attivo, carisma possono restare dei semplici termini accademici ma quando senti Mazzola che ti racconta episodi vissuti, capisci veramente la reale potenza di queste forze in campo. Lui ti parla di Senna, Prost, Schumacher, Rossi e per ciascuno di loro riesce a mettere in evidenza il come l’utilizzo volontario o involontario, guidato o non guidato delle emozioni faccia la differenza tra gareggiare e vincere, tra essere un pilota ed essere un campione.

Arrivi ad un punto di questo speech dove ti trovi a riflettere su chi sono, cosa faccio e cosa voglio essere.

Dentro al chi sono ci stanno i valori e ognuno di noi ha i suoi, non puoi nasconderli o ignorarli. Spesso cerchiamo di mascherarli ma loro sono lì e se fai una buona analisi interiore non dovresti faticare a scoprire quali sono. Questi rappresentano la tua bussola perché identificano l’ambizione a cui aspiriamo.

Dentro al cosa faccio ci stanno le attività come il lavoro, la famiglia, gli hobbies e ciascuno di questi elementi si declina in modo diverso in base a come li viviamo. Questi elementi rappresentano la nostra mission; potrei voler essere un buon padre o un ottimo manager; un grande dirigente o un bravo musicista, non esiste una cosa che va bene per tutti. La mission è personale.

Dentro al cosa voglio essere c’è l’obiettivo eccellente cioè quel mix di situazioni che ci portano a mettere insieme i valori più importanti con le attività prioritarie facendo sì che ci sia chiarezza di intenti, questo lo dico io, ovvero svolgere al meglio quelle attività che sono maggiormente in accordo con i tuoi valori principali. Se questa alchimia si riesce a mettere in pratica allora non si tratta più di lavoro, famiglia o attività si tratta di vivere con passione quello che facciamo potendo attingere ad un extra energia dovuta alla motivazione.

E le emozioni? Cosa hanno a che fare con tutto questo?

Immagino ci sarai già arrivato ma evidentemente motivazione e passione non nascono dalle riflessioni razionali, molto utili in altri contesti, ma meno in questo caso. Passione e motivazione arrivano da dentro e sono il collante emotivo che sprigiona la vera energia coinvolgente, quella che trascina le persone, che le fa credere insieme a te ad un sogno, che le porta a sfidare le regole, la fatica e ciò che è noto per andare oltre. Questo è il concetto di intelligenza collettiva cioè la capacità di mettere da parte l’individualismo per puntare alla vittoria del gruppo e quindi di riflesso anche di te stesso. Quasi un paradosso, ma sentendo i suoi racconti e provando in parallelo a confrontarli con tue situazioni personali capisci che non c’è niente di più vero.

Concetti ovvi e semplici ma al tempo stesso basilari e spesso, quasi sempre, messi da parte perché non educati all’uso delle emozioni e al modo corretto di applicarle. Da questo punto di vista è interessante riflettere sul fatto che “gestire le emozioni” in italiano ha una valenza esattamente opposta a quello che dovrebbe essere. Noi intendiamo “tenerle sotto controllo”, “reprimerle”, “non farle emergere”, in realtà il tema è quello di gestire le emozioni comprendendo al meglio come utilizzarle.

Ultimo ma non ultimo, prendendo una deriva quasi spirituale, la necessità di vivere il presente come unico luogo dove le azioni possono avere un senso.
Non nel passato, dove rimpianto e confronto ci mettono in difficoltà su cose che potrebbero essere; non nel futuro, dove la paura ci blocca e ci tiene fermi evitando di fare quel passo che magari potrebbe portarci nella giusta direzione.

Da piccolo leggevo Topolino e mi è sempre rimasta in mente la vignetta di zio Paperone in ritiro nel suo pensatoio che legge questa frase:

“se hai un problema è c’è soluzione, perché ti preoccupi? Se hai un problema e non c’è soluzione, perché ti preoccupi?”.

Vivere il presente è esattamente questo: concentrarsi su quello che puoi fare e pensare esclusivamente a come realizzarlo.

Lo speech di Mazzola mi ha permesso di riflettere molto sul mio vissuto e al tempo stesso è stata una performance talmente bella e appassionata che sentivo il bisogno di condividerla e fissarla qui sul mio blog sperando che magari anche altri, leggendo, possano iniziare ad esplorare un mondo che nessuno ci insegna, pochi raccontano, ma che sempre di più farà la differenza nei contesti di estremo cambiamento che ci troviamo a vivere ogni giorno.

Buon lavoro a tutti