Questo articolo ha lo scopo di rispondere alle tipiche domande di base che tutti mi pongono quando cominciamo a parlare del metodo LEGO® SERIOUS PLAY®.

Da dove arriva e come nasce questa metodologia?

Il metodo LSP nasce negli anni 90 quando alla LEGO® avevano il problema di capire come sopravvivere all’aggressione dei grossi players del videogioco che invadevano il mercato del giocattolo. Ovviamente LSP non rappresenta l’uovo di Colombo per LEGO® ma questo, insieme ad altre azioni concrete, ha portato l’azienda ad essere quello che oggi tutti conosciamo.

Il metodo LSP nasce quindi per riflettere e ragionare sulla strategia e gli scenari possibili al fine di acquisire consapevolezza e valutare meglio le eventuali azioni da intraprendere.

Compresa la potenza del metodo, la LEGO® lo ha rilasciato come modello open source e grazie a questo oggi i facilitatori come me, certificati dall’Associazione internazionale dei Master Trainer,  possono usare questa splendida metodologia negli ambiti più disparati. Dico questo perché in effetti LSP è un metodo senza contenuto, ovvero decidiamo insieme l’obiettivo che vogliamo esplorare e usiamo la metodologia per rifletterci sopra.

Personalmente ho esperienza diretta relativamente a contesti di tipo:

  • Aziendale, legati a strategie, value proposition o progetti.
  • Personale, legati alla consapevolezza e più in generale la crescita personale.
  • Educativo, legati all’esplorazione di modelli educativi, relazioni di gruppo, interazione con i bambini e altro ancora.

Cosa è il metodo LEGO® SERIOUS PLAY®?

E’ un metodo con facilitatore per condurre riunioni efficaci che hanno come scopo la condivisione e lo sviluppo di idee o più in generale l’esplorazione di un tema prestabilito e di interesse. Ovviamente più è chiaro e specifico l’obiettivo dell’incontro e maggiore sarà l’efficacia della riunione. Questa in effetti è una delle caratteristiche del gioco serio ovvero un incontro volontario di persone finalizzato a discutere e approfondire un determinato argomento.

Parlando del metodo LSP, ci sono tre elementi fondamentali:

  • Il facilitatore, che guida il gruppo da A a B dove A rappresenta il punto di partenza e B l’obiettivo dichiarato da raggiungere. Ad esempio: rifletto su chi sono ora (punto A) per raggiungere maggiore consapevolezza sulle mie unicità (punto B).
  • I partecipanti, ovvero coloro che prendono parte ad un workshop e si imbarcano in questo viaggio da A a B.
  • I modelli 3D, che offrono lo spunto per riflettere e condividere tutti insieme.

Come funziona un giro di tavolo?

Il facilitatore propone una sfida, tipicamente una domanda, a tutti i partecipanti e questi costruiscono un modello tridimensionale utilizzando i mattoncini. Il modello rappresenta la risposta alla domanda e ogni partecipante è tenuto a raccontare la storia che sta dietro al suo modello. Gli altri partecipanti, che ascoltano la storia, possono fare domande specifiche sul modello.

Questo ciclo, che si ripete ad ogni sfida in funzione dell’obiettivo del workshop, scatena riflessioni molto potenti e genera un ampio grado di condivisione tra le persone al tavolo.

Qual’è il format di un workshop?

Non esiste un format predefinito e ogni workshop può avere tempi, modi e obiettivi differenti. In base al facilitatore e in funzione delle persone che vi partecipano non esistono due workshop che possiamo definire identici.

Si può fare un workshop sulla crescita personale in 4 ore o in 2 giorni e non ci sono regole fisse su cosa andare a fare. Il facilitatore ha a disposizione una serie di tecniche che possono essere utilizzate e decide in fase di progettazione quali adottare per consentire ai partecipanti di vivere al meglio l’esperienza del workshop.

…e quindi?

Il consiglio che posso dare è quello di sperimentare la metodologia su temi generici per poi capire in che modo calarla all’interno della propria realtà, lavorativa e non, in modo da trarne il massimo vantaggio. In questo caso servirà ragionare insieme al facilitatore sull’obiettivo da indirizzare.

Se decidete di provare, assicuratevi di partecipare ad un workshop organizzato da un facilitatore certificato dall’Associazione dei Master Trainer, questo per garantire il più possibile l’utilizzo e l’adozione del metodo rispetto agli standard suggeriti da chi lo ha direttamente pensato, ideato e diffuso. Come recitava una vecchia pubblicità “diffidate dalle imitazioni”.

Buon lavoro a tutti