Ogni workshop è diverso. E’ diverso perché ogni volta le persone sono diverse e non sai mai cosa succederà tra un giro di tavolo e l’altro. E’ diverso perché gli argomenti si adattano al tipo di tavolo e quindi anche lo stesso argomento assume mille sfaccettature diverse in base al contesto specifico.

Ieri ero con i coordinatori del gruppo scout di Baggio: otto persone che per estrazione, mestiere e ruolo, portavano tanta diversità al tavolo di lavoro. La diversità, che spesso viene vissuta come un problema è un elemento fondamentale per il confronto e in tavoli come questo si manifesta in tutta la sua potenza ed efficacia.

Sono arrivato presentandomi e conoscendo lì per la prima volta la maggior parte di loro. Come sempre accade, alla vista dei mattoncini c’è il preoccupato che teme di non essere all’altezza, c’è il curioso che non vede l’ora di cominciare e c’è il perplesso che non è convinto dall’idea di giocare con le costruzioni.  Bastano però pochi giri di tavolo, quelli che riguardano la costruzione delle abilità ovvero il prendere confidenza con il metodo senza preoccuparsi troppo del resto e tutti sono attenti e interessati a quello che potrà succedere dopo.

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I temi trattati erano essenzialmente tre, legati al rapporto tra il coordinatore e il suo gruppo di scout:

  • assegnare un compito/incarico non sempre viene compreso al volo rispetto all’idea che ognuno di noi ha in mente,
  • riflettere su cosa significa essere organizzati per portare a termine un compito,
  • condividere insieme il concetto di fiducia, elemento fondamentale per un gruppo coeso e armonioso.

In questa seconda parte del workshop, quella dove si sperimenta il gioco serio, i partecipanti hanno capito che il gioco diventava duro e impegnativo, hard fun, e quindi:

  • qualcuno si è scontrato con l’incapacità di costruire,
  • qualcun altro ha vissuto il blocco creativo legato al tempo limitato che scorre,
  • qualcun altro ancora ha pensato di non aver costruito qualcosa di interessante per il gruppo di lavoro.

In realtà ve sempre tutto bene, non esiste un modo giusto per costruire e non c’è una regola, non c’è giudizio: il tuo modello, quello che hai davanti dopo che il facilitatore ti dice che hai finito il tempo a disposizione per costruire, racconta comunque qualcosa di te e del tuo punto di vista sull’argomento oggetto della sfida.

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Alla fine il feedback del gruppo è stato in generale positivo e come spesso accade c’è lo stupore per aver capito che in poche ore si è lavorato molto più e meglio rispetto a tante altre situazioni di confronto sperimentate in passato. Questo è il metodo LEGO® SERIOUS PLAY® e personalmente anche io come facilitatore mi porto sempre a casa qualcosa di nuovo e differente: ogni volta che si innesca un dialogo con le persone, quando entri in contatto con loro in maniera sincera e trasparente, si cresce insieme e si arricchisce di un altro po’ il proprio bagaglio di esperienza.


Questo articolo è presente anche sul sito officinaeducativa.com

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Buon lavoro