Più andiamo avanti e più siamo proiettati verso il futuro, i nuovi mestieri, le nuove leggi, le nuove tecnologie, le nuove abilità per resistere al futuro ignoto. Siamo sicuri che sia la strada giusta e che lo stiamo facendo nel modo migliore? Partendo dalle abilità 2025 suggerite dal World Economic Forum e passando per alcuni concetti legati al pensiero sistemico vorrei riflettere insieme a voi sull’importanza di comunicare in modo efficace.

La top 10 delle abilità utili per il 2025

Leggevo l’articolo del World Economic Forum nel quale vengono segnalate le 10 abilità necessarie entro il 2025, e sono rimasto un po’ perplesso… vi spiego perché.

Articoli come questo vengono rilasciati periodicamente per identificare i trend rispetto alle situazioni vissute nelle aziende e i possibili modi per contrastarle (qui ad esempio scrivevo delle competenze previste per il 2020 sempre dal WEF). In questo caso possiamo distinguere quattro macro categorie: problem solving, tecnologia, gestione di se stessi e relazione con gli altri. All’interno di ciascuna di queste categorie trovate le abilità specifiche:

Problem solving

  • Pensiero analitico e innovazione
  • Capacità di risolvere problemi complessi
  • Pensiero critico e analisi
  • Creatività, originalità e iniziativa
  • Ragionamento, problem solving e ideazione

Tecnologia

  • Uso della tecnologia, monitoraggio e controllo
  • Design tecnologico e programmazione

Gestione di se stessi

  • Resilienza, tolleranza allo stress e flessibilità
  • Apprendimento attivo e strategie di apprendimento

Relazione con gli altri

  • Leadership e influenza sociale

Perché questa lista non è convincente?

Anzitutto se le contate sono 23 abilità camuffate in una lista da 10, per la serie “magari non mi scoprono e passo inosservato”. Sembra più la lista dei regali di Natale di mio figlio di 4 anni che chiede a Babbo Natale un po’ di roba sapendo che poi qualcosa sicuramente arriverà pescando dal mucchio.

Il punto comunque non è questo, il fatto è che di queste 23 abilità, nessuna ha a che fare con la relazione tra le persone. Inutile provare a risolvere problemi complessi con innovazione, tecnologia, resilienza pensiero critico e gestione dello stress magari camminando al parco mentre ascoltiamo un po’ di buona musica. Come possiamo ancora pensare che i problemi complessi non siano da ricercarsi nella relazione tra individui e nel modo in cui essi lavorano insieme? Possibile che le skill del futuro ci vedono sempre più isolati a chattare su un PC senza avere il tempo di confrontarci in maniera produttiva con altre persone?

Le organizzazioni e l’incapacità di apprendere

Peter Senge ha scritto un magnifico libro, la Quinta Disciplina, e credo che da lì in poi non ci sia molto da aggiungere; sono elencati i 7 fattori critici che identificano le organizzazioni incapaci di apprendere e migliorarsi. Possiamo riassumerli in questa lista:

  1. Io sono la mia posizione. Tendiamo a chiuderci in silos e ad occuparci esclusivamente di quello che riguarda il nostro specifico ambito di competenza.
  2. Il nemico è là fuori. Ci mettiamo nella condizione di cercare sempre una colpa esterna perché noi siamo bravissimi a prescindere e lavoriamo già tantissimo quindi la colpa non è mai nostra.
  3. La proattività illusoria. Siamo convinti di muoverci proattivamente per anticipare i problemi. Peccato che alcuni problemi potrebbero anche non esistere se gestiti correttamente fin dall’inizio.
  4. Il concentrarsi sugli eventi a breve termine. Siamo portati a ragionare solo sugli eventi impellenti, ma difficilmente si ragiona in prospettiva. Viviamo di escalation ed emergenze, questa è la normalità.
  5. La metafora della rana bollita. Processi di cambiamento lenti e graduali portano a situazioni che crescono e diventano ingestibili perché trascurate quando erano ancora allo stato embrionale proprio come la rana che non saltando in tempo da una pentola sul fuoco finisce per morire bollita non avendo più le forze di saltare quando si rende conto della sua situazione.
  6. L’illusione di apprendere dall’esperienza. Il nostro cervello cerca schemi noti da associare alle nuove situazioni per poter risolvere in fretta. Non sempre funziona, ogni tanto serve svuotare il bicchiere.
  7. Il management team risolutivo. Il dream team che interviene a risolvere tutti i mali dell’azienda, peccato che ciascuno di essi fa parte di un silos e non ha tutte le risposte utili alla causa che è chiamato a gestire.

Non è mio interesse in questa sede approfondire i temi legati al pensiero sistemico che Senge discute nella Quinta Disciplina ed ecco perché i sette punti precedenti sono appena accennati. Quello che vorrei condividere è però il fatto che tutti questi punti hanno a mio avviso un denominatore comune: la comunicazione tra le persone. Questo è il primo vero elemento che mette insieme i sette fattori critici che abbiamo elencato. Solo dopo possiamo cercare le altre 23 abilità utilissime per arrivare al dunque e risolvere concretamente le situazioni.

Se riflettete sui sette punti in elenco scoprirete facilmente che la corretta comunicazione tra le persone ci porterebbe più rapidamente alla risoluzione dei problemi o meglio ancora alla loro prevenzione e di conseguenza potremmo lavorare in un’azienda capace di gestire al meglio il futuro senza necessariamente preoccuparsi delle super competenze, che spesso aumentano solo per risolvere a mio avviso questa mancanza di fondo.

La comunicazione efficace e l’arte di fare le riunioni

Fintanto che non impareremo a comunicare tra noi in maniera efficace, facendo sì che un’ora del nostro tempo con gli altri sia produttiva come la migliore delle nostre ore trascorse in famiglia o praticando l’hobby preferito, temo che tutte le altre abilità siano destinate a fallire miseramente.

Vedere quindi che nel report del WEF l’unica abilità legata al rapporto con gli altri sia la leadership o peggio l’influenza sociale, non mi lascia particolarmente tranquillo.

Abbiamo bisogno di leader? Certamente sì. Ma cosa può fare un leader se non è circondato da persone concrete e focalizzate che siano in grado di confrontarsi tra loro in maniera produttiva per portare a casa l’obiettivo che lui come leader ha solo fatto intravedere tra sogno e realtà? Anche ammesso che il leader incarni tutte le migliori aspettative di concretezza e comunicazione, vogliamo nella stessa stanza 8 leader che si confrontano su chi ha avuto la migliore delle idee? Il leader deve essere uno, e allora perché nel 2025 puntiamo ad averne così tanti, praticamente tutti.

Occorre interrogarsi sul modo in cui spesso lavoriamo e su come poter migliorare. Personalmente cerco di mettere in atto azioni correttive che mi portano a studiare cose apparentemente diverse tra loro, in uno stato di studio perpetuo dal quale faccio fatica a sganciarmi e con il denominatore comune del riuscire a ottenere riunioni veramente efficaci.

E’ curioso osservare come il termine RIUNIONE abbia diversi significati:

  • Il riunirsi di più persone, di comune intesa o su invito o convocazione, per ritrovarsi e conversare, assistere o partecipare a incontri, discutere e deliberare.
  • Il fatto di riunirsi, di tornare a essere unite, riferito a due o più persone che erano separate o vivevano lontane
  • L’azione, l’operazione di riunire, il fatto di essere riuniti, nel senso di mettere insieme vari elementi separati e sparsi.

Personalmente vorrei che le nostre riunioni aziendali ricadessero sempre nel primo caso che potenzierei aggiungendo:

Le altre due definizioni, che poco si adattano ai contesti aziendali, sono purtroppo però molto vicine a tante delle riunioni aziendali alle quali spesso partecipiamo: incontri tra persone che vivono lontane o peggio tra persone che vengono riunite perché sparse e separate.

E tu, di quali alte abilità pensi di aver bisogno nei prossimi 5 anni?

Buon lavoro a tutti