Tempo fa mi è capitato di leggere un post interessante su LinkedIn e successivamente ho aggiunto la persona che lo aveva scritto alla mia rete di contatti. Dopo aver visto il mio profilo questa persona mi ha fatto la seguente domanda:

“Come hai fatto il salto da lavorare in azienda e seguire anche progetti educativi con una no-profit?”.

La mia risposta spontanea è stata “unendo i puntini”.

Leggiamo spesso e sentiamo frequentemente questa frase, unire i puntini, ma non tutti hanno tempo o voglia di capire quali sono i puntini significativi nella loro vita e come unirli al meglio per tirarne fuori qualcosa di buono che possa portare valore aggiunto per sé e per gli altri.

Unire i puntini significa esplorare attentamente quello che hai fatto fino ad oggi per arrivare dove sei e cercare di capire quali elementi possono essere eletti a puntini importanti. Devi esercitarti perché spesso i puntini sono lì che ti guardano ma tu non li vedi e soprattutto non sei in grado di collegarli in maniera efficace con altri puntini.

Ti faccio un esempio personale.

  • Quando ero a scuola superiore ero appassionato di giochi di ruolo e organizzavo sessioni di gioco per gli amici. Il bello era condurli all’interno dell’avventura che avevo progettato.
  • Ho organizzato corsi di informatica e poi educazione stradale durante il periodo dell’autogestione a scuola.
  • Ho fatto spesso attività di prevendita e mi piace discutere e interagire con le persone.
  • Mi piace trovare l’elemento che possa stupire e attirare l’attenzione.

Analizzando questi puntini piccoli, ho capito che in effetti mi piace avere a che fare con la gente e organizzare e progettare workshop e incontri per trasferire conoscenza, favorire il dialogo e condividere informazioni in maniera non convenzionale.

Mi piacciono i bambini, mi occupo di digitale e “casualmente” la no-profit di cui sono co-fondatore si occupa di digitale nelle scuole e formazione agli insegnanti… potrei continuare, ma il fatto è che non dobbiamo parlare di me ma di te che leggi.

Ci muoviamo sempre di più in un contesto dove tutto cambia rapidamente e diventa molto importante capire come affrontare questo cambiamento per riuscire a cavalcare l’onda e non restarne travolti. L’epoca d’oro del posto fisso in banca o alla posta che durava per tutta la vita non è più quella in cui viviamo e tutto sommato per come la vedo io questa è una buona notizia, tuttavia, se non sei preparato ad affrontare nuove situazioni e non conosci l’attrezzatura di cui sei dotato, muoversi in questo contesto diventa un tantino complicato. Robert Baden-Powell diceva in tal senso che non esiste il cattivo tempo ma solo una cattiva attrezzatura e lui che ha fondato il movimento dello scautismo, di attrezzatura ne sapeva sicuramente qualcosa.

L’attrezzatura da cui partire è quella che appartiene a te stesso e che da quando sei nato ti porti dietro senza magari averne piena consapevolezza. Non sto parlando necessariamente dei tuoi punti di forza, quelli di solito sono facili da identificare ma rischiano di portarti fuori strada o comunque non nella migliore direzione possibile. Occorre considerare anche e soprattutto gli aspetti che normalmente riteniamo minori e questi vanno analizzati in uno schema di insieme per provare a capire se e come sfruttarli al meglio. Tornando all’esempio su me stesso, i miei punti di forza sono capacità di sintesi, ascolto e gestione della complessità ma come vedi questi elementi non si intersecano in maniera immediata con quello che ti raccontavo prima.

Ecco quindi perché è importante lavorare alla propria lista di puntini tenendo bene a mente che ogni elemento della lista non è necessariamente un puntino chiaro da subito ma può arrivare a sua volta dall’unione di puntini intermedi secondari.

A questo punto ti starai chiedendo come fare a ragionare sul tuo percorso e sui tuoi puntini. Io posso segnalarti alcune letture che mi hanno aiutato a riflettere come ad esempio:

Non è una lista esaustiva e non è detto che i libri che hanno funzionato per me vadano bene anche per te, in alternativa posso proporti un workshop con il metodo LEGO® SERIOUS PLAY® per acquisire consapevolezza e ragionare su abilità e aspetti particolarmente utili nella vita per affrontare le sfide che ci aspettano.

Prima del lockdown con LibroGiocando Officina Educativa abbiamo lanciato il workshop 2 mani e 6 cappelli per pensare che riprende il framework dei sei cappelli per pensare di De Bono. In questo caso ad esempio facciamo un viaggio attraverso varie situazioni che hai vissuto cercando di mettere in luce i vari approcci utilizzati rispetto ai 6 cappelli di De Bono. Covid permettendo, riprenderemo al più presto con i workshop in aula.

A te la scelta. Qualunque essa sia, ti consiglio di non restare fermo perché ogni giorno tutto cambia intorno a te e rischi di restare l’unico con l’abito poco adatto alla situazione.

Buon lavoro